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November 21

POL - Primarie Pd: Bersani nuovo segretario (bene Marino)

Roma, 26 ott (Velino) - Pierluigi Bersani è il nuovo segretario del Partito democratico. Gli elettori del centrosinistra hanno decretato ieri il cambio della guida del partito attribuendo all’ex ministro del governo di Romano Prodi oltre il 50 per cento dei consensi, quota necessaria per non rimettere le sorti del partito a un nuovo pronunciamento dell’Assemblea nazionale. Il segretario uscente, Dario Franceschini, si sarebbe fermato al 34 per cento mentre l’outsider, il medico Ignazio Marino, avrebbe strappato il 15 per cento. Il nuovo segretario ha tracciato il profilo di un partito che, ha detto “sarà senza padroni, non di un uomo solo, ma di una squadra di protagonisti”. Bersani ha ribadito quanto affermato più volte in questi mesi, ossia che “gli iscritti e gli elettori non sono due razze diverse” e, infatti, se in termini percentuali il consenso per Bersani è rimasto pressoché invariato tra il voto del congresso (55 per cento) e quello delle primarie di ieri (52-53 per cento). Il neosegretario ha poi spiegato che il suo sarà un “partito di alternativa più che di opposizione” e ha rivolto ai candidati sconfitti “una parola di amicizia e di rispetto”. dai quali ha ricevuto congratulazioni e auguri per il lavoro che lo attende. I tre competitors hanno poi sottolineato il valore positivo della giornata elettorale: “Una prova di partecipazione che è andata oltre tutte le aspettative”, ha detto Franceschini, mentre Ignazio Marino parla di “ottimo risultato per la sua mozione”. Per D’Alema la vittoria di Bersani è “una scelta chiara” e “una svolta” e su questo viene criticato da Arturo Parisi che ha affermato: "Vedo che D'Alema esalta la chiarezza della scelta degli elettori. Chiarezza su che cosa? Il fatto che ce lo dica D'Alema è già una conferma dei timori della vigilia". Le stime parlano di circa tre milioni di votanti, una cifra simile a quella che ha incoronato Veltroni segretario, ma assai lontana dai 4 milioni che votarono leader del centrosinistra. Per quanto riguarda il voto a livello regionale i franceschiniani si possono consolare con la vittoria di Debora Serracchiani in Friuli Venezia Giulia e con la vittoria in Sicilia, unica regione dove Franceschini batte Bersani. Un altro sicuro dato è la vittoria del bersaniano Morgando in Piemonte.
 
tratto da www.ilvelino.it
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POL - Pd, Migliavacca: Possibile 'lodo Scalfari' a livello regionale

Roma, 26 ott (Velino) - Pierluigi Bersani 53,3 per cento, Dario Franceschini 34,4 per cento, Ignazio Marino al 12,3 per cento. Questo è l’esito delle primarie dopo che sono stati scrutinati il 73 per cento dei seggi. In termini assoluti Bersani ha ottenuto 1.080.532 voti, Franceschini 697.759, mentre Marino si è fermato per ora a 249.784 voti. Il totale delle schede bianche o nulle è 33.807 pari all'1,6 per cento. Con la proiezione lineare su questi seggi gia' acquisiti porta ad una stima di 2.826.114 votanti. Per quanto riguarda i segretari regionali, lo scrutinio vede una situazione incerta tra i due candidati maggiori Bersani e Franceschini soltanto in Sicilia, Veneto, Puglia e Lazio. In quest’ultima regione si è rovesciato il risultato uscito dalle assemblee congressuali, che aveva visto un leggero vantaggio per Roberto Morassut, candidato della mozione Franceschini, costretto ora ad inseguire lo sfidante bersaniano Alessandro Mazzoli. Il senatore Stefano Ceccanti da facebook spiega che “il numero dei seggi è preassegnato ad ogni regione (per il nazionale) e ad ogni provincia (per il regionale) sulla base dei voti Pd e dei residenti, se un candidato supera di poco il 50 per cento in voti perché c'è stato un stato un afflusso sproporzionato in qualche parte, potrebbe non aver preso il 50 per cento più uno dei seggi, rendendo necessario il voto in Assemblea”.

Il senatore precisa anche che nulla può sovvertire il risultato sul piano nazionale, ma “a rovescio non si può escludere che un candidato segretario regionale col 48-49 per cento dei voti non abbia già vinto in seggi”. Maurizio Migliavacca, responsabile della Commissione nazionale per le Primarie, nel corso di una conferenza stampa, ha spiegato che il “lodo Scalfari” a livello regionale in teoria è applicabile ma ''innanzitutto vale lo statuto, e cioè laddove nessun candidato abbia superato il 50% si deve procedere al ballottaggio all'assemblea regionale; questo e' obbligatorio. Naturalmente - ha concluso - prima di questo c'è lo spazio per la politica, per accettare o meno l'applicazione di questo ''Lodo''. Ma questo non è compito della Commissione nazionale stabilirlo''.
 
tratto da www.ilvelino.it
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POL - Pd: Franceschini non rinuncia a Idv, Parisi è pronto a votarlo

Roma, 23 ott (Velino) - “Ho scelto Touadi perché è in Italia dal 1970, ha preso la cittadinananza nel 1986 e ha tre lauree, ma anche perché è nero”. Da ieri pomeriggio Dario Franceschini motiva così la candidatura di Jean Leonard Touadi, deputato ed ex assessore al comune di Roma, a vicesegretario del Partito democratico. Ma questi ultimi due giorni di campagna elettorale possono essere decisivi per una possibile rielezione dell’attuale segretario del Pd perché questa volta “siamo riusciti a fare delle primarie inedite perché nelle primarie per Romano Prodi e per Walter Veltroni l’esito era scontato. Questo, invece, è un confronto vero, anche con qualche asprezza”, ha dichiarato ieri Franceschini nel corso di un convegno sul bipolarismo organizzato a Roma dai suoi sostenitori. Tra questi il costituzionalista Augusto Barbera, primo firmatario del manifesto in favore del bipolarismo secondo cui è fondamentale mantenere le primarie, non tornare indietro rispetto all’idea di un partito a vocazione maggioritaria e, in ultima istanza, impedire che vinca Pierluigi Bersani e che riproponga il modello tedesco solo per accontentare l’Udc di Pierferdinando Casini.

Un concetto quest’ultimo ribadito anche dallo stesso Franceschini secondo cui “se si appalta a qualcuno il compito di parlare al centro, ad altri si appalta l’elettorato di estrema sinistra, ad altri ancora l’elettorato ambientalista, è la fine del Pd. “Ma – ha aggiunto ieri il segretario – nessuno dice che non bisogna fare le alleanze, le alleanze vanno fatte attorno a una reale condivisione del programma. Voglio capire perché si dice di aprire a tutti i partiti, eccetto a Di Pietro che fra tutti gli altri partiti di sinistra è l’unico che ha l’otto per cento…”. Ma ieri è stata l’occasione per capire a chi consegnerà il suo voto Arturo Parisi, che proprio ieri ha posto dieci domande sul Fatto quotidiano ai tre candidati e ha avuto risposta dal solo Franceschini. Interpellato dal VELINO a margine del convegno al quale era presente tra il pubblico, Parisi ha dichiarato che non ha ancora deciso con chi schierarsi, ma Franceschini “per il momento su alcune cose mi ha convinto”. Tra il pubblico era presente anche il senatore Enrico Morando che ha confermato di aver già iniziato ad espellere gli iscritti campani sospetti di infiltrazione mafiosa all’interno del partito e che la vicenda “è solo all’inizio”.
 
tratto da www.ilvelino.it
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POL - Pd, Bettini: Se vince Bersani si azzera il Pd


Roma, 22 ott (Velino) - Il deputato Michele Meta, la giornalista Barbara Palombelli e Goffredo Bettini. Ieri pomeriggio all’Etoile di Roma era presente tutto il gotha della sinistra che ha governato la capitale nel quindicennio iniziato nel ‘93 con la vittoria di Francesco Rutelli e finito nel 2008 con la sconfitta sempre dello stesso Rutelli, ricandidatosi dopo la parentesi veltroniana. L’occasione è stata data dalla presentazione del libro Pd anno zero di Goffredo Bettini, principale sponsor della candidatura del senatore Ignazio Marino alla segreteria del Partito democratico, presente come ospite sul palco. E lo scopo sottinteso era quindi con tutta evidenza quello di sponsorizzare la candidatura di quest’ultimo in vista delle primarie di domenica 25 ottobre. La presentazione di questo libro è stato il pretesto non solo per ricordare i fasti del “modello Roma”, ma anche per fare un punto di autocritica sui primi due anni di vita del nuovo partito. Tra gli invitati a parlare anche Fausto Bertinotti, ex leader di Rifondazione Comunista, che non ha esitato a polemizzare con Goffredo Bettini imputando proprio al Partito democratico e all’idea della vocazione maggioritaria la sconfitta della sinistra radicale alle Politiche del 2008.

Bettini, dal canto suo, ha invece rivendicato la scelta di fondare un partito, il Pd, che avesse una vocazione maggioritaria, una struttura aperta e che andasse oltre i vecchi steccati. Così non è stato, ha spiegato Bettini, che ha tenuto però a precisare che il 33 per cento preso dal Pd nel 2008 era un’ottima base da cui partire per creare una vera forza riformista, ma gli apparati di partito hanno prevalso ancora una volta e che alla fine lui ha deciso di dimettersi da tutti gli incarichi e persino dal Parlamento. E il problema del Pd, secondo Bettini, è proprio questo: dopo tutta una serie di sconfitte la classe dirigente del partito non è cambiata, non c’è stata autocritica e se oggi dovesse vincere Bersani “ci sarebbe l’azzeramento del Pd. Ci sarebbe un, seppur legittimo, passo indietro rispetto all’idea originaria del partito”.
 
tratto da www.ilvelino.it
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POL - Pd, Meta: No all'Udc, si a un partito che superi vecchi steccati

Roma, 21 ott (Velino) - A quattro giorni dalle primarie del Partito democratico, IL VELINO ha intervistato il deputato Michele Meta, coordinatore della mozione di Ignazio Marino, decretato dai giornali e dal web come il vero vincitore del confronto televisivo fra i tre candidati svoltosi venerdì scorsi su Youdem.

Perchè siete contrari al "lodo Scalfari"?

Abbiamo detto in più occasioni che siamo contrari a chi ci chiede di cambiare le regole del gioco a pochi giorni dalle primarie. Stiamo svolgendo un congresso necessario per rilanciare il progetto del Pd e lo stiamo facendo con regole che ci siamo dati all’unanimità. Non comprendiamo, davvero, le ragioni di chi ci chiede oggi, per giunta fuori dal partito, di fare un accordo con le altre mozioni per riconoscere la vittoria al primo eletto anche nel caso in cui non abbia conseguito il 50 per cento più uno dei voti. Nei territori e sul web è stata espressa una forte e motivata indignazione nei confronti di questo disegno e noi non siamo disponibili a cambiare di una virgola il nostro atteggiamento.

Nel caso in cui nessuno dei tre candidati raggiunga il 50 per cento dei voti e la mozione Marino si trovasse a fare da "ago della bilancia", chi appoggereste tra Pierluigi Bersani e Dario Franceschini?

Abbiamo detto sin dall’inizio della campagna congressuale che se Marino non dovesse vincere la competizione stileremo un programma per punti, precisamente otto, irrinunciabili per la nostra mozione. E sulla base di questi contenuti ragioneremo con il vincitore per capire se c’è disponibilità ad accoglierli. Il merito della candidatura Marino, infatti, è stato principalmente quello di introdurre nella competizione congressuale una discussione sui contenuti che altrimenti non si sarebbe avuta; perché sin dall’inizio si era impostato il congresso come una conta tra chi sosteneva Franceschini e chi Bersani. Fedeli ad un’impostazione che abbiamo tenuto da luglio combatteremo ad oltranza per far valere i principi ed i valori che abbiamo scolpito nella nostra mozione. (segue)

Come reagireste se dalle primarie uscisse vincente la linea bersaniana favorevole ad un accordo con l'Udc? Uscireste dal Partito democratico?

In queste settimane siamo circondati da un dibattito che purtroppo ha il sapore di tatticismi pre-elettorali. Questa stanca ed antica diatriba sulla natura più o meno socialdemocratica del Pd, più o meno cattolica, con chi paventa rischi di un ritorno al passato, è per quanto ci riguarda un falso problema. Così come l’eccessiva attenzione di alcuni sostenitori di Bersani e Franceschini ai movimenti del Grande Centro e dell’Udc. Noi crediamo che questo congresso serva a darci un’identità netta che, a partire dal Lingotto, abbiamo provato a costruire andando oltre i vecchi steccati delle appartenenze comunista e democristiana. Un’identità chiara che però non dobbiamo far emergere in funzione di disegni di alleanze con l’Udc che, come abbiamo visto nel recente affossamento della legge contro l’omofobia, è ancora permeata da elementi conservatori e confessionali. Non è una priorità, a nostro avviso, e saremo coerenti fino in fondo cercando di far valere le nostre ragioni. (segue)

Qual è la sua opinione in merito allo scandalo, denunciato dal senatore Morando, dei cammorristi iscritti nelle liste campane? C'è una questione morale nel Pd?

Forse è proprio vero quello che autorevoli dirigenti del partito hanno detto in questi ultimi giorni, e cioè che il tesseramento controllato dai signori delle tessere e dai notabili di partito è un male che ormai corrode il Pd. Il nostro congresso servirà, io spero, a dotarci di un robusto corredo di regole e di controlli che non sono più rinviabili. Il tempestivo ed efficace intervento del commissario campano, Morando, e del segretario Franceschini hanno comunque sgombrato il campo da sospetti o equivoci sui quali hanno provato nel centrodestra a creare dei finti casi. Nel Mezzogiorno esistono energie autorevoli e forze in grado, se stappiamo il Pd dal soffocante fenomeno del correntismo, di farci diventare una forza di combattimento. Il resto lo faranno le nostre battaglie per il rinnovamento e la formazione delle classi dirigenti che riteniamo una priorità soprattutto nelle regioni meridionali dove serve un cambio di passo per dare vita ad esperienze politiche ed amministrative che riscattino il Mezzogiorno dalle mancate occasioni di sviluppo di questi anni.
tratto da www.ilvelino.it
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POL - Pd, Ignazio Marino sempre più "terzo incomodo"

Roma, 19 ott (Velino) - Ignazio Marino non ci sta. Il senatore-medico, forte del grande successo di critica e di pubblico ottenuto durante il dibattito di venerdì, rimane fermo nella sua posizione: niente “lodo Scalfari”. Da una parte c’è la volontà di voler essere l’ago della bilancia, ma dall’altra c’è la necessità di smarcarsi dai due principali sfidanti proprio per poter essere l’ago della bilancia. Insomma il trapiantologo genovese sa che se il 25 ottobre vuol ottenere un risultato soddisfacente deve giocare da battitore libero e raggiungere così il voto dei delusi e degli scontenti del Pd che lo hanno osannato via web. Marino ha capito che per poter essere determinanti non si deve cedere terreno né a Bersani né a Franceschini sul tema della laicità, principale punto del suo programma. Lo scopo è puntare sul voto dell’elettorato laico che, in occasione delle assemblee congressuali, gli ha decretato un enorme successo nelle grandi città. Qualora le primarie dovessero confermare una crescita della mozione Marino, anche se non fosse determinante, ma soltanto significativa (poniamo il 20 per cento), si porrebbe il problema dell’applicazione del “lodo Scalfari”.

Per Pierluigi Bersani e Dario Franceschini a quel punto si porrebbe il problema di come tener conto di una così importante fetta di elettorato che non vuole “inciuci” tra oligarchie di partito. A fine estate i due principali sfidanti si erano detti contrari a protrarre la campagna di tesseramento perché il regolamento doveva essere rispettato. In un momento in cui il centrosinistra fa della “questione morale” un must chiedere ai propri elettori di chiudere un occhio di fronte al rispetto di una regola è alquanto sconveniente sia per Bersani che per Franceschini. Questo è solo uno dei motivi per cui la candidatura di Marino può essere moltiplicatore di tensioni e divisioni. Se infatti non è intenzioni di Marino quella di creare una corrente laica all’interno del Pd, è anche vero che la sua componente potrebbe impedire l’accordo tra Pd e Udc, al punto tate da compromettere l’esito delle regionali 2010.
 
tratto da www.ilvelino.it
L'UOMO NERO

POL - Pd, Alleanze e laicità i temi del confronto tra i tre candidati

Roma, 16 ott (Velino) - Il confronto tra i tre candidati alla segreteria del Partito democratico trasmesso su Youdem si trasforma in scontro. A nove giorni dalle primarie vengono al pettine tutti i nodi ancora irrisolti, a partire non solo dal “caso Paola Binetti” o al tema delle alleanze, ma a cominciare proprio dal ruolo delle primarie stesse. Se per Ignazio Marino il “lodo Scalfari” è una soluzione che arriva in largo ritardo, per Bersani il sistema delle primarie è da ripensare, troppo barocco, ma il congresso è stato un’occasione per far dibattere oltre 450 mila iscritti. Franceschini, invece, continua a difendere la scelta delle primarie, forse confidando ancora in questo secondo turno per raggiungere la vittoria. Ritorna più volte il tema della laicità legato a quello delle alleanze e al classico ritornello del centrosinistra con o senza trattino. Le posizioni sono ormai note: Bersani è favorevole ad un’alleanza con l’Udc, ma anche con tutte le forze d’opposizione in Parlamento, Franceschini teme il ritorno di un”grande centro” che minerebbe il bipolarismo, l’unica conquista condivisa col centrodestra. Marino, “il terzo incomodo” ormai fuori dalla partita si pone come strenuo difensore della laicità, non solo si mostra contrario ad una apertura al partito di Casini, ma attacca nuovamente la compagna di partito Paola Binetti per aver votato assieme al Pdl sull’omofobia. Su quest’ultimo punto è chiara la posizione di Franceschini: la soluzione è l’espulsione, mentre Bersani ritiene che il problema risieda nella mancanza di regole certe.

E' scontro anche sul conflitto d’interressi. Continua il rimpallo di responsabilità fra i tre candidati. Bersani non esita a definire un grave errore l’aver aperto un dialogo con il premier, mentre Marino porta l’esempio degli Stati Uniti dove un premier come Berlusconi, secondo il suo giudizio, non avrebbe potuto governare e anche su questo sferra un altro attacco a Franceschini, che difende la sua gestione e ricorda che lui 12 anni fa non era neppure in Parlamento. La parola fine a questa lunga campagna elettorale, durata quasi 100 giorni, spetterà agli elettori che si recheranno nei gazebo il 25 ottobre prossimo, ma per il momento si prospetta una riapertura del “cantiere dell’Ulivo”.
 
tratto da www.ilvelino.it
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POL - Pd: bioetica, conflitto d’interessi, alleanze nel confronto tra big

Roma, 16 ott (Velino) - L’atteso confronto – in corso al teatro dell’Acquario di Roma – tra i tre candidati alla segreteria Pd rispecchia le previsioni della vigilia: il vincitore della contra tra gli iscritti, Pier Luigi Bersani, difende e prova consolidare la posizione conquistata, Dario Franceschini lo incalza e tenta di ribaltare i pronostici in vista delle primarie del 25 ottobre, l’outsider Ignazio Marino si smarca da entrambi i rivali muovendosi agilmente sul terreno della laicità e delle alleanze il senatore-chirurgo sbarra la strada ad accordi con l’Udc stipulati allo scopo di vincere o almeno contenere il passivo alle Regionali). Franceschini difende la credibilità della sua candidatura sottolineando che è sceso in campo “per amore per il partito in un momento di difficoltà. Ho cercato di avere collegialità, di decidere votando. Non ho più convocato ‘caminetti’, ho sciolto il governo ombra. Vorrei che riconoscessimo di aver commesso errori in questi due anni, ma non mettiamo in discussione il progetto”. Rilanciando slogan intonati al rinnovamento, Franceschini chiede “ai giovani volontari con curriculum straordinari: perché non siete voi i dirigenti del partito? Una parte della squadra se farò il segretario sarà fatta da chi merita, non da chi conosce. Io non avrei mai accettato di fare Bassolino capolista”.

Per Bersani “servono cambiamenti nel partito, a cominciare dalla struttura e nel messaggio della società. Io non sono per il partito di un uomo solo, penso a una comunità di protagonisti, non a un collettivo di supporters per il leader”. Il vincitore della prima fase congressuale segnala che “bisogna partire dal territorio, radicarsi e selezionare la classe dirigente. Rinnovare non per simboli, non prendendo un giovane. Cercando di mettere in campo una generazione che c’è già”. A Sergio Chiamparino, che spesso ha criticato il partito, Bersani dice: “È ora di dare una mano, questo partito è l’unica speranza di questo paese, lavoriamoci tutti in unità e in amicizia”. Al Pd gestione Veltroni (in cui Franceschini ricopriva il ruolo di vice), Bersani rimprovera che “questa legislatura l’abbiamo iniziata chiacchierando con Berlusconi ed io credo che questo sia stato un errore. Noi abbiamo il compito di fare un’opposizione seria. Il più grande antiberlusconiano è quello che lo manda a casa”. Quanto a temi etici, “uno Stato che non fa una legge sulle unioni civili – esemplifica Bersani - non è uno Stato laico. Come muoio io non lo decide né Gasparri né Quagliariello né il 50 per cento del Parlamento. La Binetti è un tema vecchio, l’ho detto prima: servono regole certe e se uno sgarra uno, due tre volte alla fine vai fuori”. Per Marino, “ognuno ha il diritto di poter indicare a quali terapie vuole essere sottoposto e a quali no”. Marino si esprime inoltre a favore delle adozioni per i single e sul caso Binetti osserva: “Doveva essere risolto due anni fa quando votò contro la fiducia al governo Prodi”.

In ogni caso, ricorda Bersani, il Pd fa un congresso “non perché abbiamo delle beghe ma perché tutti i partiti democratici fanno un congresso. Solo i partiti che hanno un padrone non lo fanno”. Vivace lo scambio di battute Marino-Bersami sul conflitto d’interessi. “Vuoi vedere che è colpa mia che stavo in America che 12 anni fa non è stata fatta la legge sul conflitto di interessi?”. “Ignazio, sai benissimo che 12 anni fa non ero nemmeno in Parlamento”, risponde Franceschini. Sul capitolo primarie è Bersani a difendersi dalle critiche interne: “Sono un’esperienza della quale sono convintissimo, forse il problema è di perfezionarle perché non si rovinino”. In quell’occasione “i cittadini decideranno” e faranno in modo “che si affermi uno di noi in prima battuta”. Se questo non accadrà ci sarà il ballottaggio “e le regole dello statuto vanno rispettate”, ma “la responsabilità della politica è tenere in massimo conto quello che diranno gli elettori”.
tratto da www.ilvelino.it
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POL - Binetti, Letta (Pd): Niente espulsione ma regole certe

--IL VELINO SERA--
Roma, 15 ott (Velino) - “No, nessuna espulsione. Si tratta solo di avere regole certe”. La posizione dei bersaniani per quanto riguarda il “caso Binetti” è espressa chiaramente da questa dichiarazione di Enrico Letta, rilasciata al VELINO, a margine di un convegno sull’innovazione tecnologica svoltosi questo pomeriggio a Roma. “Si passa sempre da un eccesso all’altro: dal laissez-faire assoluto ad un autoritarismo di stampo comunista. Come ha detto Bersani si devono soltanto definire i temi su cui lasciare libertà di coscienza e quelli sui quali seguire le linee del partito”, ha ribadito Gianni Pittella, vicepresidente del Parlamento europeo, ospite dello stesso convegno. I due sostenitori di Bersani, invece, si sono espressi anche sul cosiddetto “lodo Scalfari”, ossia la proposta del fondatore di Repubblica di indicare come nuovo segretario colui che avrà preso più voti alle primarie del 25 ottobre anche se non avrà raggiunto il 50 per cento dei voti così come prevede lo statuto del partito. Se per Gianni Pitella “non si cambiano le regole in corsa”, per Enrico Letta questa è una “proposta ragionevole”, ma entrambi ritengono che, senza modificare appunto il regolamento, nel caso di ballottaggio all’assemblea nazionale il candidato sconfitto alle primarie debba comunque appoggiare l’avversario vincente.
 
tratto da www.ilvelino.it
L'UOMO NERO

POL - Pd, Marini in pole per la presidenza del partito

Roma, 9 ott (Velino) - Morotei, basisti o cattocomunismi? Cattolici democratici o cattolici liberali? Sono tante le denominazioni che nella prima Repubblica sono state usate per definire le varie sfaccettature dei cattolici italiani impegnati in politica. Oggi i cattolici non si distinguono più soltanto tra centrodestra e centrosinistra, ma nel Partito democratico che si appresta a votare per le primarie ci si divide tra bersaniani e franceschiniani (o daristi). E i cattolici che sostengono l’uno o l’altro candidato alla segreteria si distinguo a loro volta in cattolici laici e teodem. In questo mare magnum troviamo al fianco dell’attuale segretario il blogger “obamiano” Mario Adinolfi, il senatore Stefano Ceccanti, la senatrice Paola Binetti e il deputato Giorgio Merlo che teme in caso di vittoria di Bersani la riproposizione del vecchio Pci.

Sul versante bersaniano spiccano invece i nomi dell’ex ministro Rosy Bindi, dell’ex sottosegretario alla presidenza del Consiglio Enrico Letta e dell’ex Udc Marco Follini, che tempo fa ha dichiarato di stare con Bersani per ricreare il centrosinistra degli anni sessanta. In disparte troviamo Franco Marini, l’ex presidente del Senato che, appoggia Franceschini, ma in caso di vittoria di Bersani potrebbe, secondo le indiscrezioni, diventare presidente del partito proprio per salvaguardare l’unità del partito. Lo stesso Marini proprio oggi è tornato a criticare la farraginosità dello statuto. Il congresso ha infatti decretato la vittoria di Bersani e perciò l’assemblea nazionale che si comporrà ufficialmente domenica 11 ottobre sarà a maggioranza bersaniana. Se a vincere le primarie con una percentuale inferiore al 50 per cento dovesse essere Franceschini, allora si andrebbe ad un ballottaggio in cui a scegliere il segretario sarebbe l’assemblea nazionale (a maggioranza bersaniana). Ecco perché per ricompattare il centro del centrosinistra e, magari, trovare anche un’intesa con l’Udc di Pierferdinando Casini ci sarà bisogno di Franco Marini e del feeling che intercorre tra lui e la corrente dalemiana del partito.
tratto da www.ilvelino.it
L'UOMO NERO

Pd, Bersani in testa ma clima rovente in attesa delle primarie

Roma, 8 ott (Velino) - Pier Luigi Bersani prevale sugli sfidanti per la segreteria del Pd in 16 regioni su 20, mentre Dario Franceschini ottiene più voti dell'ex ministro in Friuli Venezia Giulia, Sicilia, Lazio e Valle d'Aosta. Questo il risultato dei congressi di circoli. I voti validi sono stati 462.904. Per la precisione: Pier Luigi Bersani ha ottenuto 255.189 voti pari al 55 per cento; Dario Franceschini 171.041 voti pari al 37 per cento, mentre Ignazio Marino ha ricevuto 36.674 voti pari al 7,9 per cento. I votanti sono stati 466.573, ossia il 56,4 per cento degli iscritti aventi diritto. Per decretare il vincitore di questa lunga corsa verso la segreteria bisognerà aspettare le primarie del 25 ottobre dove voteranno tutti gli elettori, anche coloro non iscritti al Partito democratico. I franceschiniani puntano proprio su questo appuntamento per sovvertire i risultati delle assemblee congressuali svoltesi finora. Fassino, coordinatore della mozione Franceschini, in una recente conferenza stampa, ha fatto notare infatti che la distanza tra i due principali sfidanti, in termini di voti assoluti, è minima in molte regioni del Centro-Nord e la speranza è quella di avere una partecipazione superiore ai due milioni di votanti per l’appuntamento del 25 ottobre. Bersani, dal canto suo, invece, ritiene che i votanti delle due fasi, congresso e primarie, non siano da considerare come due entità distinte e distanti e che anche gli iscritti sono elettori. In secondo luogo i bersaniani ritengono che sia proprio l’elettorato del Pd che voterà alle primarie a chiedere a chi sarà segretario un partito fortemente organizzato e strutturato sul territorio.

Oltre alla eventuale modifica dello statuto, un secondo compito per il futuro segretario del Pd sarà quello di sciogliere il nodo delle alleanze, soprattutto alla luce della sentenza di ieri. Il problema principale resta Di Pietro e i suoi continui attacchi a Napolitano. Come si fa a censurare le frasi di Berlusconi se tra i propri alleati si ha un Di Pietro che ha un atteggiamento denigratorio nei confronti della prima carica dello Stato? L’altro nodo è l’Udc. Centrosinistra con o senza trattino? I franceschiniani non si fidano di Casini, ma i bersaniani vogliono rincominciare a parlare a tutte le forze d’opposizione. Questa al momento è la situazione nell’arroventato clima pre-primarie.
tratto da www.ilvelino.it
L'UOMO NERO

POL - Pd, Bersani non chiede dimissioni premier e critica Di Pietro

Roma, 7 ott (Velino) - Sottofondo musicale con le canzoni “un senso a questa storia” di Vasco Rossi e “canzone popolare” di Ivano Fossati. Salvatore Cussumano, l’ex Udeur passato al Pd, in prima fila fianco a fianco con il dietologo Giorgio Calabrese e tra la platea l’ex ministro delle Finanze Vincenzo Visco. È questo il clima in cui si svolge l’incontro, organizzato dal senatore Marco Follini, tra Bersani e i suoi sostenitori dell’ex partito popolare. Il candidato segretario ha precisato che la scelta del 25 ottobre non riguarda solo la sua persona, ma soprattutto il percorso politico che intende intraprendere e si è detto favorevolmente colpito dal voto del congresso in quanto “elettore e iscritti non sono due figure estranee perché sono i cittadini-elettori a chiederci di organizzarci. Io credo che nella prima fase abbiamo visto che c’è bisogno di partito. È passata l’idea che non c’è un uomo solo al comando”. E sull’identità da dare al Pd, Bersani ha spiegato: “Dire noi siamo un partito di centrosinistra è riduttivo, è come dire abito in via campese, ma non dici chi sei. Essere democratici vuol dire tracciare la strada da costruire per un’alternativa di governo”. E sul leader dell’Idv, il suo commento è ancora più glaciale: “Se Di Pietro attacca così duramente il presidente della repubblica rompe l’unità dell’opposizione”. Per quanto riguarda la legge elettorale Bersani ha ribadito quanto affermato ieri, ossia che va modificata a partire dall’introduzione del voto di preferenza per i parlamentari perché “il parlamentare non puoi nominarlo” per il resto si dialoga prima con tutte le forze d’opposizione poi con Berlusconi. Per quanto riguarda la sentenza della Consulta sul lodo Alfano, Bersani ha dichiarato che “il giudizio della Corte va rispettato. Questa sentenza porta un elemento di chiarezza, di definizione. Quindi le cariche dello Stato, diciamo Berlusconi in particolare, è un cittadino come gli altri che nel caso deve sottoporsi a sentenza”. Bersani inoltre non chiede le dimissioni di Berlusconi, ma ritiene che debba concentrarsi “sui problemi che ha il paese e poi serenamente, come gli altri cittadini, vada al giudizio”. A chi infine gli ha ricordato l'ipotesi di elezioni anticipate Bersani ha detto ''non tocca a loro dire cose di questo genere'', mentre su Bossi che aveva minacciato di scendere in piazza in caso di bocciatura del lodo Alfano da parte della Consulta, è stato lapidario: “primo accetta la Consulta, secondo il popolo non ce l’hai solo tu”.
 
tratto da www.ilvelino.it
L'UOMO NERO

POL - *Pd, Marino: Franceschini appoggi la mia mozione

--IL VELINO SERA--
Roma, 6 ott (Velino) - ''Franceschini parla sempre più, nei contenuti e nei toni, con le parole della mia mozione. A questo punto potrebbe aderire anche alla parte sul lavoro: che ne pensa del contratto unico, con salario minimo garantito? E rispetto ai diritti civili, come valuta l'adozione ai single? Se conviene anche su questi due punti, perché non sottoscrive la mia mozione?''. Con queste parole Ignazio Marino ha invitato Dario Franceschini ad appoggiare la sua candidatura a segretario del Pd. In merito al tema dell’omofobia Marino ha poi confermato la sua presenza alla “manifestazione uguali” prevista per il 10 ottobre e ha affermato che il Pd deve difendere “un valore ed un diritto fondamentale: il rispetto per l'identità e la dignità di tutti gli individui" perché “c'è ancora, purtroppo, molta resistenza al riconoscimento dell'omosessuale e transessuale nella sua dimensione pubblica, sociale e relazionale”.

Sul caso Minzolini, invece, il trapiantologo genovese ha chiesto che il cda della Rai si assuma le proprie responsabilità e nel caso in cui non venga rispettato il pluralismo dell’informazione si deve “chiedere che si dimetta il direttore generale e il consiglio di amministrazione e il presidente della Rai. Peccato davvero che chi prima aveva la guida del Pd non l'abbia fatto. Stiamo assistendo, infatti, a una gestione sconcia del servizio pubblico e noi non vogliamo essere considerati anche solo in parte corresponsabili”. Sull’opportunità di cambiare la legge elettorale, così come auspicato da Bersani, Marino si è detto favorevole ma ha anche precisato che il Pd, in assenza di una legge migliore debba cambiare le proprie regole interne. “Da tempo – ha concluso Marino - sostengo che insieme alle primarie per scegliere i nostri eletti dovremmo anche immaginare delle 'doparie' che consentano ai cittadini di valutare il dopo, e cioè se il comportamento dei nostri eletti è stato all'altezza".
 
tratto da www.ilvelino.it
L'UOMO NERO
 

POL - *Caldarola: Sabato in piazza la riedizione dei girotondi

--IL VELINO SERA--
Roma, 5 ott (Velino) - Giuseppe Caldarola, deputato diessino dal 2001 al 2008 ed ex direttore dell’Unità, attualmente è editorialista del Riformista.

Che significato attribuisce alla manifestazione di sabato per la libertà di stampa?
"È stata un’importante manifestazione antiberlusconiana. È sceso in campo un movimento guidato da giornali anchorman di sinistra. Io credo che in questo Paese non sia minacciata la libertà di stampa, poi, è ovvio, ci sono programmi che piacciono e che non piacciono".

Ma alla manifestazione di sabato c’erano stand delle varie sinistre, magliette con la stella rossa e il Che, della Cgil, striscioni degli insegnanti precari, bandiere della pace e del Partito democratico. Che cosa ha a che fare tutto questo con la libertà di stampa?
"La manifestazione era una specie di riedizione dei girotondi. Sabato il primato se lo sono presi Ezio Mauro e Travaglio, non Franceschini o Bersani, che si sono trovati in una piazza che non guidano più".

Secondo lei Minzolini ha fatto bene a intervenire con il suo editoriale nel tg1 delle 20 di sabato?
"Minzolini ha sbagliato per ragioni di opportunità, ma è anche vero che lui ha diritto di parola, come Santoro ed altri".

Lei pensa che se domani la Corte Costituzionale dovesse respingere il lodo Alfano, il ricorso alle urne sarebbe inevitabile? E in tal caso chi vincerebbe?
"Sì, se domani il lodo verrà bocciato si creeranno le condizioni per tornare alle urne perché si aprirebbe un clima drammatico per il Paese. In queste condizioni vincerebbe però nuovamente Berlusconi, ma stavolta l’area giustizialista di Beppe Grillo e Antonio Di Pietro toglierebbero molti voti al Partito democratico".
 
tratto da www.ilvelino.it
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I nodi della Giustizia italiana

Processi lenti, pubblici ministeri che fanno i giudici, assenza di meritocrazia. Sono questi i problemi irrisolti della giustizia italiana a cui il governo di Silvio Berlusconi intende porre rimedio. La Corte costituzionale è composta da 5 membri della magistratura, da 3 membri che sono stati nominati rispettivamente da Oscar Luigi Scalfaro, Carlo Azeglio Ciampi e Giorgio Napolitano, tutti presidenti della Repubblica appartenenti allo schieramento di centrosinistra, e da 5 membri eletti dal Parlamento, di cui 3 riconducibili al centrodestra e 2 al centrosinistra. Ora, se a questo si aggiunge che dei 24 membri che compongono il Consiglio Superiore della Magistratura ben 13 fanno parte di correnti di centrosinistra o sinistra estrema, 4 sono centristi e solo 2 sono riconducibili al centrodestra, si capisce che esiste un fortissimo sbilanciamento e che il potere giudiziario in Italia non è assolutamente indipendente dal potere politico.

Per risolvere questa anomalia il ministro della Giustizia Angelino Alfano ha lanciato la proposta di effettuare un sorteggio, una sorta di preselezione tra dieci o 50 candidati per ogni componente da eleggere. Tutto questo per ristabilire un giusto equilibrio tra volontà popolare e rappresentatività nelle istituzioni. Non è pensabile che un Paese che vota centrodestra abbia tutte le istituzioni e tutti i poteri forti gestiti dalla sinistra giustizialista ed illiberale. Senza contare poi che il sistema dell'informazione, guidato in prima linea dal gruppo Repubblica-L'Espresso dell'«imparziale» Carlo De Benedetti, ci mette tutta la sua forza propulsiva per sostenere ogni attacco diretto a Silvio Berlusconi. Gli antiberlusconiani hanno ormai capito che non sono in grado di opporsi al nostro presidente del Consiglio con la normale polemica politica e con una valida alternativa di governo e per questo cercano di attuare una spallata che è riuscita solo nel lontano 1994, quando il primo governo Berlusconi cadde dopo soli sei mesi.

Ora però il clima è diverso, gli italiani hanno capito che c'è un disegno, un complotto teso a mantenere l'attuale status quo e ad impedire una vera riforma della magistratura. I cittadini-elettori che ogni giorno si imbattono nelle storture e nei cavilli della magistratura hanno bene presente i disagi a cui vanno incontro. Il vero problema non è soltanto la lentezza dei processi, ma la reale applicazione della legge. Ci si concentra in interminabili indagini contro Silvio Berlusconi e poi si rilascia un pedofilo un assassino proprio a causa di cavilli tecnici mal interpretati e ingiustamente applicati.

Il fatto gravemente rilevante è che nessun magistrato paga eventuali suoi errori, c'è una totale impunità a causa di un Consiglio della Magistratura troppo accondiscendente verso i propri colleghi. Vi sono scatti di anzianità, ma non esiste alcun controllo sulle ore effettivamente lavorate e nessun criterio veramente meritocratico che consenta di verificare il reale rendimento di ogni giudice e di ogni pubblico ministero. Se il centrodestra sarà compatto potrà attuare quella grande riforma da troppo tempo auspicata e richiesta.
 
L'UOMO NERO

POL - *Pd, Bersani al 56%, ma Franceschini punta alle primarie

Roma, 1 ott (Velino) - Pierluigi Bersani primo col 56,5 per cento delle preferenze, Dario Franceschini secondo con il 35,8 per cento e Ignazio Marino ultimo con l’7,6 per cento. I dati definitivi delle varie assemblee congressuali arriveranno domani ma, dopo che si è votato nell’85 per cento dei circoli con una partecipazione del 57 per cento degli iscritti, la sfida dell’11 ottobre vede la mozione Bersani avanti in 16 regioni su 20. Franceschini è infatti avanti solo in Lazio, Sicilia, Friuli Venezia Giulia e Valle d’Aosta, mentre Marino si accontenta di superare la soglia del 5 per cento. Se da un lato la partita sembrerebbe chiusa visti i venti punti percentuali di distacco di Bersani, per un altro verso i franceschiniani ribattono che in realtà la distanza fra i due contendenti in valori assoluti è di poco più di 80 mila voti, nulla a confronto dei 2 milioni di partecipanti che si prevedono per le primarie. I sostenitori dell’attuale segretario inoltre denunciano brogli nelle regioni del Sud dove Bersani supera il 60/70 per cento e a questo proposito risulta emblematico il caso di Reggio Calabria, dove l’ex ministro romagnolo ha raggiunto il 92 per cento dei consensi a fronte di un 4,8 per cento di Franceschini e soltanto un 2,5 per cento per il trapiantologo Marino. A questo proposito Franceschini, incontrando la giovane classe dirigente del Pd, ha detto: “Se Napoli ha più iscritti di tutta la Lombardia e se Reggio Calabria da sola ha più iscritti della Liguria, allora vuol dire che c’è qualcosa che non va”. In questo clima si inserisce la polemica scaturita dalle parole di Rutelli che, due giorni fa ha pronosticato un’eventuale uscita dal Pd in caso di vittoria del “socialdemocratico” Bersani, ma l’ex ministro dell’Istruzione, Giuseppe Fioroni, interpellato dal VELINO, smentisce questa ipotesi: “sono solo chiacchiere dei giornali, sennò la gente si annoia…”.
tratto da www.ilvelino.it
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POL - Pd, Bersani sempre più favorito per il Congresso di ottobre

Roma, 28 set (Velino) - "Con i dati che ho certamente sono avanti, sono parecchio avanti, basta aspettare mercoledì quando avremo i dati ufficiali". Lo ha affermato il candidato alla segreteria del Partito democratico, Pier Luigi Bersani, commentando i primi risultati dei voti all'interno del partito nel corso dell’intervista di Maurizio Belpietro a ‘Mattino5’. Gli ultimi dati ufficiali resi noti dal Partito democratico erano relativi a 75mila votanti e 1626 congressi: Pierluigi Bersani si trovava in vantaggio con il 55,57 per cento, Dario Franceschini seguiva con il 36,46 per cento e Ignazio Marino chiudeva col 7,96 per cento, ben al di sopra della soglia del 5 per cento richiesta per accedere alle primarie del 25 ottobre. I dati ufficiosi pubblicati sul sito del blogger franceschiniano Mario Adinolfi riguardanti altri 157742 votanti ed altri 2808 circoli danno Franceschini in lieve recupero con il 38 per cento dei consensi (59950 voti) preceduto da Bersani con il 53,6 per cento (84553 voti) e seguito da Marino con il 7,9 per cento (12486 voti). I nuovi dati confermano perciò il vantaggio di Bersani, che è molto consistente al Sud e nelle regioni rosse, mentre al Nord e al Centro è testa a testa col segretario Franceschini. Per Ignazio Marino invece buoni risultati nelle grandi città e all’estero.

Se nella “rossa” Emilia Bersani vince facile con punte del 76 per cento a Imola e del 61,3 per cento a Bologna, in Veneto ha un vantaggio di soli 8 punti su Franceschini che invece vince in Sicilia col 53 per cento dei consensi. In Puglia, la terra di Massimo D’Alema, non c’è storia: Bersani vince con il 64 per cento, mentre è nel Lazio che si gioca la partita più dura. Secondo i sostenitori della mozione Franceschini il segretario ferrarese nel Lazio vince ai punti, 44 a 41, ma starebbe perdendo a Roma: su 14.174 voti validi Bersani ne ottiene 7.906, pari al 55,7 per cento, Franceschini 3.891 voti, ossia il 27,48 per cento, mentre a Ignazio Marino vanno 2.377 voti, pari al 16,76 per cento. Un dato curioso è la vittoria di Bersani col 61 per cento (227 voti) proprio nel circolo del Pd dove è iscritto Franceschini che con 88 voti si è fermato al 21 per cento. Il voto degli italiani all’estero vede l’exploit di Marino in tutta Europa, in particolare a Parigi (80 per cento), la vittoria di Bersani in Africa, Asia e Antartide e la consacrazione di Franceschini in Australia. Restano invece ancora dubbi sulla validità del voto calabrese, ma sugli eventuali brogli denunciati da Marino, Bersani (che è in vantaggio anche in questa regione) stamane, sempre nel programma ‘Mattino5’, ha detto: “Noi abbiamo quattro-cinquemila circoli , se in alcuni circoli ci sono state irregolarità, noi abbiamo i nostri organi di garanzia che tutelano me, Marino, Franceschini, tutti quanti che a fronte di segnalazioni esamineranno le cose e vedranno come risolverle”.
tratto da www.ilvelino.it
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POL - *Pd, Franceschini: A Bassolino restano solo sei mesi

Roma, 23 set (Velino) - “Con i microfoni davanti ho dovuto decidere in una frazione di secondo. Avevo due scelte: nicchiare, dare una risposta diplomatica oppure dare una risposta netta e chiara. Ho deciso di dire: no, non sono d’accordo”. Con queste parole Dario Franceschini, a margine di un incontro pubblico al teatro Capranica, ha ricordato come durante la sua visita a Napoli, assediato dai giornalisti, si sia detto fin da subito contrario ad una eventuale candidatura di Bassolino a sindaco di Napoli. Al termine dell’incontro alla domanda de IL VELINO: “Se, secondo lei, Bassolino non è in grado di fare il sindaco di Napoli perché dovrebbe essere in grado di fare il presidente della Regione Campania? Perché non gli avete tolto la fiducia?”, il segretario del Pd: “Ma gli restano ancora solo sei mesi...”.
 
tratto da www.ilvelino.it
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POL - Pd, Penati: Sì alle primarie di coalizione

Roma, 22 set (Velino) - Filippo Penati, dal 2004 al 2009 è stato presidente della provincia di Milano, carica che ha perso al ballottaggio alle ultime amministrative di giugno. Attualmente è coordinatore della mozione Bersani.

I primi risultati relativi alle assemblee congressuali dei circoli attribuiscono a Bersani un vantaggio di venti punti percentuali. Me lo conferma?

I dati in nostro possesso ci dicono che il vantaggio si sta stabilizzando attorno a questa cifra. Personalmente le dico, inoltre, che girando per l’Italia si vede il consenso attorno a Bersani e la voglia di cambiamento.

Ma lei per cambiamento cosa intende? Un ritorno all’Unione come prefigurato da Massimo D’Alema nell’intervista rilasciata alle ‘Iene’?

Il cambiamento è relativo allo statuto, alla struttura del partito e al fatto che crediamo si debbano fare primarie di coalizione perché fin tanto che esiste un sistema bipolare ci si deve alleare con chi accetta il nostro programma, senza escludere nessuno. Non siamo contrari alle primarie e, anzi le auspichiamo sia a livello nazionale sia locale, ma non il leader del Pd non deve necessariamente essere il candidato premier. (segue)

Per quanto riguarda il congresso però la partecipazione sembra molto bassa…

Al momento siamo attorno al 40 per cento e crediamo che alla fine sul totale degli iscritti (800 mila nda) vi sarà la partecipazione di circa 350 mila iscritti. Tenga conto che agli ultimi congressi del Pds e della Margherita la partecipazione era pari al 30 per cento e al congresso della “bolognina” partecipò solo il 18 per cento.

Il senatore Marino però ha parlato di tessere gonfiate nel Sud, soprattutto in Calabria e in Campania…

Il Partito Democratico ha una sua commissione di garanzia nazionale e locale ed è irresponsabile lanciare falsi allarmismi.

Cosa pensa infine dell’ultima dichiarazione del ministro Brunetta sulla distinzione tra sinistra “buona” e sinistra “parassitaria”?

Un ministro della Pubblica amministrazione deve fare il ministro. Brunetta la smetta di fare annunci. I ministri che mi piacciono sono quelli che si rimboccano le maniche, non i fannulloni, per usare un termine tanto caro al nostro ministro.
 
tratto da www.ilvelino.it
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POL - Pd, Bersani avanti in Italia, Franceschini all'Estero e Lazio

Roma, 21 set (Velino) - Pierluigi Bersani è in testa con il 54,3 per cento, seguito da Dario Franceschini fermo al 37,4 per cento, mentre Ignazio Marino resta ultimo con l’8,3 per cento. È questo il verdetto dei 1000 circoli Pd in cui gli iscritti hanno votato fino a venerdì 18 settembre in vista del congresso che si terrà a Roma l’11 ottobre. Con il congresso si eleggeranno i rappresentanti dell’assemblea nazionale e i candidati segretari che, avendo ottenuto più del 5 per cento dei voti degli iscritti, si sfideranno nelle primarie del 25 ottobre dove potranno votare anche i non iscritti. Al momento la mozione Bersani con il 46 per cento ha un vantaggio di tre punti percentuali su Franceschini in Veneto dove si è registrata un’affluenza doppia rispetto alla media nazionale. Nelle 112 assemblee che si sono tenute finora, pari al 25 per cento del totale, ha votato il 64 per cento, contro una media nazionale del 38 per cento.

In Calabria la mozione Bersani ha totalizzato 4002 voti pari a 74,2 per cento, la mozione Franceschini ha ottenuto 1290 voti pari a 23,8 per cento, mentre Marino ha conseguito solo il 2 per cento dei consensi. Nei circoli estero nei quali si è già votato, 18 su 125, è l’attuale segretario ad essere in vantaggio con il 52 per cento dei consensi, seguito dall’ex ministro dello Sviluppo economico con il 41,5, mentre il senatore Marino è attestato al 6,5 per cento. Ottimi risultati per Franceschini arrivano soprattutto dalla Svizzera, dalla Germania e dall'Australia. Anche a Firenze, dove sono stati scrutinati il 10 per cento dei circoli, è in testa Franceschini con il 54,4 per cento contro il 35,4 per cento di Bersani e l’oltre 10 per cento di Marino. Sono discordanti invece i dati che arrivano dal Lazio. Secondo il comitato Franceschini, il candidato alla segreteria regionale del Lazio Morassut è in vantaggio di tre punti sul candidato bersaniano Mazzoli, che secondo il proprio comitato elettorale avrebbe uno svantaggio molto più ridotto, pari a una ventina di voti. Per quanto riguarda la provincia di Roma è invece netta l’affermazione della mozione Franceschini.
tratto da www.ilvelino.it
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POL - Pd, Ceccanti e Sassoli uniti nel no all'Udc

Roma, 19 set (Velino) - A meno di una settimana dal congresso del Partito democratico i sostenitori delle tre mozioni si mobilitano freneticamente per battere a tappeto ogni circolo. Ieri il circolo Aurelio di Roma, una ex sezione del Pci, dove ora si contano 368 iscritti, ha ospitato il senatore Stefano Ceccanti e l’eurodeputato David Sassoli, in sostegno alla candidatura di Dario Franceschini. L’incontro è stato l’occasione per discutere dai due temi che più di tutti dividono l’attuale segretario da Pierluigi Bersani, il suo principale sfidante: partito degli iscritti o partito aperto? primarie si o primarie no? Il senatore Ceccanti ha infatti spiegato che non sono in discussione né il manifesto dei valori né il codice etico, ma soltanto lo statuto, in cui le primarie sono viste come luogo di massima apertura verso l’intero elettorato di centrosinistra. L’onorevole Ceccanti ha spiegato che l’esperienza delle primarie italiane sta facendo scuola anche all’estero: “Questo sistema sarà adottato anche dal Partito socialista francese per la scelta del candidato alle presidenziali in quanto in Francia storicamente gli iscritti sono pochi e poco rappresentativi, ossia sono perlopiù gli amministratori locali e gli insegnanti”.

Secondo Ceccanti si deve però evitare le primarie di coalizione così come sono state fatte a Firenze e così come si vorrebbero fare a Napoli per ricandidare Bassolino a sindaco. “Non si deve tornare indietro con governi che durano un anno raccattando Mastella o altri per avere dieci voti in più. In questo modo si cede all’idea che i governi si fanno dopo il voto”. Per Ceccanti, infatti, se si include l’Udc in una ipotetica grande coalizione anti-Berlusconi si sarà soggetti al suo ricatto quando si tratterà di riformare la legge elettorale in quanto questa imporrà una legge che le consenta di continuare di applicare la politica dei due forni.

E anche David Sassoli, dopo aver raccontato la sua esperienza di eurodeputato, sempre sul tema dell’alleanza con l’Udc, ha sottolineato come: “scommettere sull’Udc e sul grande centro significa indebolire il Partito democratico. Si deve invece recuperare quell’elettorato che abbiamo perso per rabbia e per poca passione, ma che non è andato a rafforzare l’altra parte”.
tratto da www.ilvelino.it
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POL - Pd, i contenuti dividono mariniani e franceschiniani

Roma, 17 set (Velino) - Pierluigi Bersani e Dario Franceschini nel mirino degli attacchi di Ignazio Marino, il “terzo incomodo” nella campagna per la segreteria del Partito democratico. Il senatore-chirurgo dalle colonne del Corriere della Sera si tira fuori dalla campagna antiberlusconiana legata al “sexygate” in salsa pugliese, accusa i due candidati di non parlare dei temi, ma di passare il tempo ad “inciuciare” per escluderlo dal confronto congressuale. Il blogger Mario Adinolfi, sostenitore della mozione Franceschini, interpellato dal VELINO, ha definito le parole di Marino “due cavolate” in quanto “nessuno più di Franceschini ha impostato la campagna congressuale sui contenuti, schierandosi al fianco dei precari di Benevento e occupandosi di scuola, famiglia e Mezzogiorno”. E ancora: “Non ricordo che Marino abbia mai parlato in modo incisivo di questi temi. La sua è una candidatura carente di temi”.

Secondo Giuseppe Civati, leader dei “lingottini” e promotore della candidatura dello stesso Marino, sia Franceschini sia Bersani sono “espressione – ha spiegato al VELINO - di un ceto politico che governa il centrosinistra da quindici anni”e stanno facendo “una campagna congressuale impostata sulla non belligeranza per spartirsi dopo il potere”. “È questo il motivo - ha continuato Civati- per cui hanno negato a Marino gli spazi di confronto da lui richiesti anche a Rainews24”. Adinolfi, invece, ritiene che tra Bersani e Franceschini ci sia “un confronto vero e aspro” e il Pd ha bisogno di un “congresso unitario, con un clima non velenoso come quello che vuole Marino”, ma secondo Civati “l’unità congressuale si ha solo con il confronto su temi che interessano al Paese”. “Non è utile fare opposizione soltanto replicando alle dichiarazioni di Berlusconi o mettendo all’indice le sue azioni. Occorre dire altro, proporre temi alternativi a quelli del centrodestra perché il sexygate verrà presto superato da altri problemi ben più gravi, quali per esempio la bocciatura del Lodo Alfano da parte della corte costituzionale”.
tratto da www.ilvelino.it
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POL - Italia/Usa, Tivelli: Quel civic sense che da noi ancora manca

Roma, 15 set (Velino) - Stati Uniti? Italia e USA a confronto, edito da Rubettino, è l’ultimo libro scritto a quattro mani dal politologo americano Joseph La Palombara e da Luigi Tivelli, consigliere parlamentare della Camera. Il VELINO ha intervistato quest’ultimo sull’opera in questione con particolare riferimento alle riforme ancora in cantiere in Italia: il presidenzialismo e il federalismo.

Lei, nel suo libro, ha confrontato il sistema istituzionale americano e quello italiano. Dai suoi studi, crede che una futura riforma costituzionale debba prevedere anche l’introduzione del presidenzialismo?

Non ho ancora sciolto questa riserva. Sono sicuro però che serva un rafforzamento dei poteri del governo anche perché al momento c’è uno sbilanciamento tra i poteri del governo e quelli del Parlamento. In Italia il Parlamento sulla carta ha dei poteri molto maggiori rispetto al governo, ma alla resa dei conti è l’esecutivo che approva una finanziaria in nove minuti e va avanti a colpi di decreti legge e di voti di fiducia. È per questo motivo che c’è l’esigenza di una riforma costituzionale che dia più poter al capo del governo, in primis il potere di rimuovere i propri ministri. Stabilito questo poi vi sono varie forme su cui si può trovare un’intesa: c’è il semipresidenzialismo francese, il presidenzialismo puro americano oppure il premierato all’inglese, ma l’obiettivo deve essere sempre quello di imprimere una maggiore velocità all’opera delle istituzioni. L’importante, come ricordano gli studiosi di diritto costituzionale, è che sia il governo sia il Parlamento siano forti. Gli Stati Uniti, a differenza dell’Italia, hanno un Parlamento molto forte che svolge una forte opera di controllo sull’esecutivo tanto che l’attuale presidente Obama, nonostante la sua popolarità e il suo carisma, non riesce a far approvare la sua riforma sanitaria. (segue)

Un altro tema di grande dibattito in Italia è il federalismo. Lei crede che un sistema federale come quello statunitense sia da imitare?

La Palombara (il secondo autore del libro nda) fa una dura critica al federalismo americano e denuncia che la colpa dell’impoverimento delle masse sia del federalismo troppo spinto. Vi sono infatti degli Stati con un ottimo sistema scolastico e altri dove si possono trovare delle scuole peggiori di quelle del nostro Sud Italia. Lo stesso discorso è valido per il welfare state, che in alcune zone dell’America è molto efficiente, mentre in altre zone lascia inalterate le disuguaglianze.
Per quanto riguarda l’Italia è presto per dare un giudizio in quanto finora è stata approvata solo una cornice di massima, una bozza di federalismo, ma si devono ancora definire i dettagli. Bisognerà vedere se il federalismo italiano sarà in grado di responsabilizzare gli amministratori del Sud per quanto riguarda la gestione delle risorse, ma soprattutto accanto alla responsabilità servirà unirvi un sistema solidale. (segue)

Non le sembra però che in un Paese come gli Stati Uniti, dove esiste un “federalismo spinto”, vi sia anche un senso della patria molto più sentito che in Italia?

Vede in Italia noi distinguiamo tra senso civico e senso dello Stato, mentre negli Stati Uniti per esprimere questi due concetti si usa una sola espressione: civic sense. Da questo punto di vista gli americani hanno molto da insegnarci. Le faccio l’esempio delle elezioni americane del 2000 quando si sfidarono Bush e Al Gore. All’epoca c’era uno scarto minimo tra i due candidati alla presidenza e portò ad un altissimo scontro tra repubblicani e democratici, ma entrambi quando la Corte suprema si pronunciò le proteste finirono subito. Ecco, in Italia manca ancora questo senso civico.
 
tratto da www.ilvelino.it
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POL - Atreju09, Frattini: Imbarazzo di Zapatero era per il Paìs

Roma, 12 set (Velino) - ''Zapatero alla Maddalena non era assolutamente imbarazzato se non per il fatto che un giornale del suo paese approfittasse di un vertice internazionale per tornare su questioni che sono solo fango''. Così il ministro degli Esteri Franco Frattini alla festa dei giovani del Pdl, Atreju09, è intervenuto su quanto detto ieri dal premier spagnolo, il quale "il quale correttamente non ha commentato e ha dichiarato di non voler commentare trattandosi di una questione tutta interna e ovviamente - secondo Frattini - non meritevole di alcun commento". Alle parole di Frattini, hanno fatto seguito quelle di Andrea Ronchi, ministro delle Politiche comunitarie, che sul rapporto tra Zapatero e Berlusconi ha detto: "c'era un grande, grandissimo feeling, una grande semplicità e una grande serenità anche informale; questo è quello che ho visto". Mentre sulla crisi tra Iran e Usa, legata alla decisione di Teheran di non ridurre gli arsenali nucleari, Frattini ha sostenuto che a linea Usa vada condivisa e ricordando che a breve presiederò a New York il G8 dei ministri degli Esteri, ha spiegato che: "in quella occasione sentiremo e valuteremo se, come io credo, il G8 debba esprimersi per dare un incoraggiamento a fare di più nella sostanza. E' sicuro che a partire dalla prossima settimana, l'Unione europea dovrà avere una posizione coerente. I ventisette paesi dovranno parlare di questo e dire che cosa ne pensano". Mentre sulle vicende interne al Pdl, legate al rapporto tra Fini e Berlusconi, Frattini, ricordando che i due si vedranno oggi in occasione del G8 dei presidenti dei parlamenti, ha detto: ''Il Partito delle Liberta' e' la casa di Fini, non posso immaginare di vederlo da nessun altra parte''. E il ministro Ronchi ha ribadito questo concetto: "Si tratta di far crescere il partito attraverso il dialogo, il confronto e il dibattito. Un conto è ragionare, un altro è strappare..." in quanto "Fini è il co-fondatore del Pdl e tutti i teoremi e le ipotesi sono pura fantasia".

"Le dichiarazioni di Zapatero sono state chiare e non accettano nessuna interpretazione aggiuntiva: nessuna critica alle parole di Berlusconi". E' quanto infine sottolinea il Segretario di Stato spagnolo per gli affari europei, Diego Lopez Garrido, in un'intervista al Tg1, a nome del governo di Madrid. "I rapporti tra il governo spagnolo ed il governo italiano sono di assoluta cordialità come lo sono i rapporti tra entrambi i presidenti e niente disturberà questa relazione", ha spiegato Garrido nell'intervista, rilevando che "le dichiarazioni del presidente Berlusconi corrispondono ad una polemica che, come è logico, non coinvolge il governo spagnolo ed in cui non intende entrare".
tratto da www.ilvelino.it
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POL - Atreju, Sacconi: Serve integrazione fra scuole e lavoro

Roma, 10 set (Velino) - Nel secondo giorno della manifestazione Atreju09 spazio al confronto tra governo e opposizione, con la presenza del ministro dell’Welfare Maurizio Sacconi e del candidato alla segreteria del Pd Pierluigi Bersani, sul tema del futuro lavorativo dei giovani nel corso del dibattito “La ricerca della felicità. La sfida dei giovani nell’epoca della paura”. Tra gli altri due giovani scrittori: Francesco Delzìo, autore di Generazione Tuareg e Generazione mille euro di Alessandro Rimassa. Sacconi nel suo intervento ha spiegato che “nel libro bianco c’è un esplicito riferimento alla ricerca della felicità. Una società europea che è intrappolata in un processo d’invecchiamento con un alto debito pubblico riesce a crescere solo se si sostiene la ricerca della felicità”. Il ministro ha poi aggiunto che: “noi sappiamo che nella nostra società europea sono presenti elementi di nichilismo che oggi dobbiamo assolutamente rimuovere perché oggi i giovani non sempre attrezzati di competenze per colpa di cattivi maestri”.

In merito alla legge Biagi, Sacconi ha detto che “insieme alla Gelmini faremo che si integrino mondo del lavoro e mondo della scuola. Il dopo crisi va atteso lavorando, con qualsiasi lavoro. Oggi rischiamo di perdere milioni di mestieri per mancanza di professionalità e la legge Biagi serviva come canale tra mondo della scuola e mondo del lavoro. Dobbiamo costruire una transizione tra i due mondi con i contratti di apprendistato previsti dalla legge Biagi, legge che rivalutava la formazione tecnico-professionale”. Bersani ha invece spiegato che “il problema è che non riusciamo a guardare il mondo con gli occhi delle nuove generazioni. Questa società va scrostata e questo è vero anche per la mia parte e quindi merito vuol dire che si accettino criteri esterni di valutazione”. Bersani ha poi rivendicato le sue lenzuolate raccontando che “a Roma otto tassisti su dieci mi criticano, gli altri due mi dicono: ‘aò Bersà so figlio tuo’ e vedo che sono due giovani”. Mentre sulle pensioni l’ex ministro del governo Prodi ha sottolineato che “noi abbiamo scaricato troppo sulla generazione in ingresso le norme di flessibilità. Noi parliamo di sistema pensionistico ma guardiamolo in prospettiva, ma il nostro Paese funziona così: quando è messo davanti al problema se lo mangia, quando viene edulcorata ci dimentichiamo del problema”.

Sulle possibilità di un dialogo tra maggioranza e opposizione, il candidato alla segreteria del Pd ha detto: “Noi non siamo mica degli arruffapopoli, ci siamo prendere le nostre responsabilità e prendeteci sul serio quando vi diciamo che quanto fatto finora non basta. La Cgil faccia un passo avanti e le altre associazioni riprendiamo la loro autonomia”. Secondo Sacconi il problema è che i piccoli gruppi bancari si fusi in grandi gruppi bancari e si sono scollegati con il territorio e hanno frenato i giovani, mentre “il cuore pulsante di questo paese è il popolo, il vecchio pci avrebbe detto la società dei produttori” ma “esistono delle borghesie che si autodefiniscono elites e che non sono mai riusciti ad avere i voti. Mentre Berlusconi è riuscito ad ottenere il consenso del popolo, queste elites lavorano contro. E ora per le celebrazioni della storia dell’unità del Paese, queste elites stanno cercando di farla coincidere con la loro”.

Secondo Bersani “si può essere non elitari senza essere populisti, si può essere popolari. Il populista è il potente che suonava il piffero e i poveracci lo seguivano. Io non ho mai fatto proclami contro le banche ma con le lenzuolate ce le avevo dietro. Lo schema dell’attuale governo invece è: noi diamo i soldi alle banche così li danno alle imprese. Noi pensiamo che sia meglio creare un presidio pubblico con soldi pubblici perché le imprese possano spendere un bonus per ottenere un po’ di fiato. Io avrei fatto così, non l’inverso”. E ancora: “Sono per le grandi forze popolari ma facciamo cose concrete per le imprese e per i consumatori. Basta con gli annunci perché non sono sufficienti, bisogna accompagnarli con una politica industriale. Se noi lasciamo indietro le imprese perdiamo pezzettino per pezzettino la nostra base industriale, il turismo non basta”.

Bersani alla domanda sul futuro del partito ha spiegato che “una forza d’opposizione deve predisporre un’alternativa di governo. Noi stiamo discutendo e son contento anche per le discussioni presenti nel centrodestra. Un centrodestra non populista ma liberale. Io ho in mentre una soluzione popolare cioè si deve essere presenti dov’è la gente e dove sono i problemi”. Sacconi, ha spiegato che il Pdl riesce a fare una sintesi di posizioni contrastanti è insieme modernizzatore e conservatore, laico e cattolico, liberali e solidali, popolare e riformista.
Bersani sul tema dell’immigrazione non pensa che con il reato di clandestinità si sia risolto qualcosa di significativo “a regolarizzazione delle badanti è stato come la pillola del giorno dopo. Non facciamo di questo tema un tema di tipo regressivo, lo dobbiamo affrontare senza irrazionalità”. Sacconi crede che al di fuori del rispetto delle regole non ci può essere integrazione: “Non c’è una via semplice all’integrazione e dobbiamo punire chi specula su questi flussi”.
tratto da www.ilvelino.it
L'UOMO NERO
 

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